Pastiera napoletana per il calendario del Cibo Italiano

Mia madre è napoletana.

Non è esatto, mia madre è nata a Soverato, in provincia di Catanzaro, ma quando aveva un anno la famiglia si è traferita a Napoli, dove lei rimase fino ai 25 anni (quando entrò in polizia e cominciò a spostarsi per l’Italia fino ad approdare a Roma, ma questa è un’altra storia). I suoi ricordi si sono formati a Napoli, ha passato li i pochi anni con suo padre e la maggior parte di quelli con sua madre, li erano rimasti i suoi fratelli (tranne uno che è emigrato negli Stati Uniti e l’unica sorella che vive ancora a Taranto) e forse è anche per questo che ora che è malata, la sua mente piena di buchi e falle torna sempre li….quindi quando la Van Pelt (#nostrasignoradeipipponi nonchè mente geniale dietro tutte le iniziative legate all’MTC tra cui anche questa del Calendario del Cibo Italiano) ha chiesto chi volesse celebrare la giornata nazionale di Totò che si celebra oggi, ho deciso di provare a preparare qualcosa: un pò per onorare Totò, comico dalla intelligente ironia, ma soprattutto per onorare attraverso una delle preparazioni che più la definiscono la città in cui mia madre è cresciuta e che ricorda con amore ancora oggi che alle volte non ricorda chi io sia. Continue reading “Pastiera napoletana per il calendario del Cibo Italiano”

Zeppole di San Giuseppe al forno

Credo sia la prima volta che riesco a postare qualcosa nel giorno preciso per il quale era stata pensata e preparata: questo blog è pieno di preparazioni dedicate a precise festività pubblicate anche molto dopo che la festività in questione era passata, ma questa volta SEMBRA (è d’obbligo il sembra con me) che riuscirò a pubblicare per tempo 🙂 Continue reading “Zeppole di San Giuseppe al forno”

I ricciarelli

Natale si avvicina velocemente: ieri fantasticavo sul ponte dell’Immacolata e oggi penso già con terrore al Cenone della Vigilia.

Le mie giornate passano tra gli impegni quotidiani con genitori e figlio e tentativi più o meno riusciti di riprodurre i dolci natalizi della tradizione che partono dai grandi lievitati fino ad arrivare a dolci decisamente più abbordabili. Le regioni verso le quali sono orientata al momento sono le due che conosco meglio: quella di nascita (il Lazio) e quella di adozione (la Toscana): quest’anno mi sono concentrata su quella serie di dolci toscani a base di frutta secca, primi tra tutti i ricciarelli

Non ho mai amato i ricciarelli, forse perchè non ne ho mai mangiati di artigianali o fatti in casa: ho sempre trovato il loro gusto troppo forte, quel sapore di mandorla che quasi ti aggredisce quando ne addenti uno mi ha sempre infastidita, questo – appunto – fino a quando non ne ho assaggiato uno dei miei. Il gusto è molto più delicato, il sapore della mandorla meno invadente, gli ingredienti si amalgamano in un’equilibrio perfetto di sapori.

La ricetta che vi propongo è quella originale dei ricciarelli, datata 1934 e riprende gli appunti di Carlo Guerrini, capofabbrica della G. Parenti, famosa per aver prodotto il primo panforte bianco di Siena nel 1870. Appunti sistemati da Giovanni Righi Parenti e poi riportati nel libro “Dolcezze di Toscana“: ricetta da me ritrovata qui 🙂

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Schiacciata con l’uva (fragola)

Conosco Laura Barile del blog Alchimia da tempo: facciamo parte della stessa community (Le Bloggalline) e dello stesso Network (Ifood) ed inoltre lei partecipa molto spesso (e con un certo successo 😀 ) a Re-Cake2.0, gioco del cui staff faccio parte.

Quando mi ha contattata chiedendomi se volevo partecipare alla sua rubrica Letture Golose ne sono stata entusiasta: leggere e cucinare sono due delle passioni più grandi e avere la possibilità di cucinare ispirata da un libro mi ha subito intrigata moltissimo. Quando poi Laura mi ha detto che il tema principe della ricetta sarebbe dovuta essere l’uva, mi è subito venuta in mente la schiacciata con l’uva che in questo periodo si consuma moltissimo in Toscana e che non avevo mai avuto modo di provare.

Si tratta di una ciaccia (come chiamano le schiacciate in Toscana) dolce, dagli ingredienti semplici (pasta lievitata, olio di oliva, zucchero e uva) che viene preparata solo per un breve periodo dell’anno seguendo i ritmi della natura, proprio come si faceva una volta. L’uva utilizzata tradizionalmente è l’uva canaiola: il Canaiolo è un tipo di uva che si trova in molte zone della regione Toscana e viene utilizzato nel Chianti come base insieme al Sangiovese, a cui conferisce morbidezza e colore. I suoi chicchi, un pò grossi e acquosi la rendono, però poco adatta alla vinificazione e per questo è tradizionalmente impiegata per la realizzazione della schiacciata. Proprio grazie alla sua naturale dolcezza, questa tipologia di uva conferisce al dolce un’inconfondibile morbidezza, impregnandola degli umori naturali del mosto. Gli acini vanno messi interi dentro e sopra l’impasto: i semi sono una caratteristica immancabile della ricetta originaria.

Di ricette in giro per il web se ne trovano parecchie, in mancanza di una “di prima mano” legata al mio soggiorno ad Arezzo, ho utilizzato la ricetta dello chef Paolo Gori – della Trattoria da Burde a Firenze, sostituendo l’uva canaiolo con l’uva fragola. Se seguite il mio esempio consiglio di diminuire un pochino lo zucchero vista l’estrema dolcezza dell’uva fragola.
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Ciambelline al vino “de li Castelli”

Mio padre è nato in uno dei Castelli Romani, Monte Porzio Catone. 

Si tratta di un ridente paese di circa 8000 anime, che si eleva su un’altura che domina la periferia sud-est di Roma: non appena si arriva nel centro vero e proprio al termine di una faticosa strada in salita, si passa sotto l’arco di Palazzo Borghese e proseguendo dritto davanti a se, si arriva ad una delle piazze principali del paese (non è che ne abbia molte…sono tre 🙂 ), caratterizzata dalla statua del Garibaldino al centro. E proprio di fronte alla statua si trova un forno di cui vi avevo già parlato qui nel quale fanno le ciambelle al vino tra le più buone che abbia mangiato…Le ciambelline al vino (nel formato ciambelline o ciambelle) si trovano un pò dappertutto nei Castelli Romani e normalmente si consumano a fine pasto intinte in un mezzo bicchiere di vino bianco, i miei ricordi d’infanzia sono pieni di immagini del genere, quando ci si incontrava per pranzi e cene luculliane che finivano immancabilmente in ciambelline e vino bianco:) Continue reading “Ciambelline al vino “de li Castelli””